Chi Deve Pagare La Retta Della Casa Di Riposo? Novità 2017

Ancora oggi, forse più di prima e sempre con le innumerevoli contraddittorietà e differenze da regione a regione (mancanti di una legislazione uniforme), una delle condizioni più svilenti e angoscianti è fare i conti con una dignitosa assistenza e un adeguato sostegno per un malato affetto dal Morbo di Alzheimer e, in generale, con una persona colpita da demenza.

Vengono toccate le corde più intime, più riservate di tutte le persone interessate: i sentimenti, le emozioni, gli affetti e, non ultimo, anche il problema economico che nasce per le famiglie costrette a dover fronteggiare simili drammi.

Purtroppo ancora non esiste una cura per l’Alzheimer e, considerato il progressivo invecchiamento della popolazione in tutto il mondo, anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito la malattia di Alzheimer (e le demenze più in generale) tra le priorità globali di sanità pubblica.

Questo è quanto emerge anche dalla pagina Web del Ministero della Salute i cui numeri, aggiornati al 6 aprile 2016, sono allarmanti:

Oggi, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, circa 35,6 milioni di persone nel mondo soffrono di demenza. Di queste, il 60-70% (tra i 21 e i 25 milioni) è affetto da Alzheimer. Anche in Italia la patologia ha dimensioni rilevanti: secondo l’Istat circa 1 milione di italiani sono colpiti da questa malattia.

Se da un lato ci può rassicurare la presa d’atto di chi dovrebbe garantirci un’adeguata assistenza sanitaria, dall’altro però si continua a brancolare nel buio e nell’incertezza più totale su chi concretamente è tenuto a far fronte alle spese sanitarie per un ricovero in una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) e, ancora più, per un malato di Alzheimer.

Già precedentemente avevo affrontato questo delicato argomento tra dubbi e indecisioni (vedi miei post del 3 febbraio 2013 (Chi Deve Pagare la Retta della Casa di Riposo Se…) e del 13 settembre 2015 (Ancora Incertezze Su Chi Paga La Retta Della Casa Di Riposo).

Oggi, con alcune recenti sentenze – che in questo caso spero veramente facciano giurisprudenza cambiando regole inaccettabili – qualche informazione più sicura sembra si possa fornire ma, conoscendo come va il sistema giudiziario, penso sia il caso di prendere le dovute cautele.

Purtroppo, le sentenze non seguono di norma una linea di pensiero omogenea né i dettami di legge – di per sé mai chiara e quasi sempre soggetta ad ampie interpretazioni – e, spesso, ci si trova di fronte a decisioni contro le quali si è costretti a far valere i propri diritti nei successivi gradi di giudizio e anche qui, spesso, vige la legge del più forte e non di chi ha ragione.

La domanda è: si è disponibili a lunghe e penose attese giudiziarie e a decisioni a sorpresa? Questi sono gli elementi che, con funzione deflattiva e deterrente, ci inducono molto spesso a soccombere e ad accettare qualsiasi richiesta ci venga mossa, anche se sappiamo essere illegittima.

Leggere confortanti articoli che ci spingono a non pagare le rette nelle case di riposo, ci incoraggia. Ma, se entriamo nel merito della notizia, esiste sempre l’altro lato della medaglia e, purtroppo, questa non è mai rasserenante.

È del Tribunale di Monza la sentenza n. 617 del 23 febbraio 2017, pubblicata il successivo 1 marzo, che sta facendo il giro della stampa e del Web.

Per una maggiore comprensione riporto quanto enunciato da questo sito Web, dando il merito di questa battaglia a chi il merito ce l’ha:

Alzheimer: grande vittoria per Confconsumatori. Una sentenza fondamentale che dà speranza a tante famiglie alle prese con le rette delle RSA per i parenti malati. «Ora intervengano le Regioni».

Si legge ancora che:

Il malato di Alzheimer ricoverato in RSA che necessita di prestazioni sanitarie non deve pagare la retta che dev’essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale e non più dei parenti.

È il titolo dell’articolo, laddove si invoca l’intervento delle Regioni, che mi induce a pensare che questa conquista non riguarderà l’intera nostra Nazione: ci saranno ancora discriminazioni territoriali e inefficienze locali a decidere della nostra vita? Dobbiamo sempre e comunque rivolgerci al Comune di appartenenza per assumere le dovute informazioni al fine di prevenire e scongiurare ogni altra richiesta di somme non dovute?

Inoltre, non per smorzare gli entusiasmi, ma la sentenza di cui stiamo parlando, positiva sotto molteplici aspetti e che riconosce alcune legittimità violate, è di primo grado e nulla vieta che, andando avanti con i successivi gradi di giudizio, si possa incorrere in qualche “incidente” di percorso che vanifichi gli obiettivi fin qui raggiunti, gettando nella solita disperazione e confusione famiglie intere che già devono affrontare il duplice problema: la disabilità e/o l’anzianità del familiare e la difficoltà economica.

Per riepilogare…

Se un anziano non autosufficiente e ultrasessantacinquenne viene ricoverato in una RSA, la retta va pagata solo con le sue sostanze, ovvero con i suoi redditi e/o beni patrimoniali. I parenti non sono tenuti a partecipare per integrare la retta mensile.

Se l’anziano dovesse essere non abbiente e privo di proprie risorse economiche, a farsi carico della sua permanenza in RSA convenzionata dev’essere il Comune di residenza.

I malati di Alzheimer, al momento, sembra che non debbano pagare nulla perché se ne deve far carico il Servizio Sanitario Nazionale.

È capitato, capita e accadrà ancora che queste norme possano essere disattese e, in tal caso, ci si ritroverebbe a doversi scontrare, anche giudiziariamente, con chi si fa lecito trasgredire.

Non è inusuale infatti che i Comuni impongano ai parenti legittimati la sottoscrizione di un impegno a versare in proprio la retta del familiare.

Io stessa, nel mio articolo del 13 settembre 2015 (Ancora Incertezze Su Chi Paga La Retta Della Casa Di Riposo), confortata da una sentenza della Cassazione, avevo accennato a delle indicazioni sulla possibilità di inoltrare lettera di disdetta per interrompere qualsiasi prassi scorretta e illegittima posta in essere dai Comuni, ma avevo anche concluso che, in mancanza del pagamento, seppure l’anziano non può essere messo alla porta, con tutta probabilità potrebbe “patire” vessazioni di ogni tipo che lo costringerebbero (o ci costringerebbero) a togliere l’incomodo autonomamente.

Qui ci sarebbe da aprire un altro capitolo sull’opportunità o meno di videosorvegliare gli ambienti in cui vi è permanenza di persone che non sanno o non possono tutelare la loro incolumità verso un certo tipo di personale dipendente che, con comportamenti illeciti e spietati, adombrano l’operato di chi assiste benevolmente e professionalmente i nostri cari, piccoli o grandi che siano.

13 Risposte

  1. ANDREA ha detto:

    Salve

    mio padre 74 enne è ricoverato da 9 anni presso una RSSA per depressione e demenza. Risulta invalido al 100% con stato di non autosufficienza parziale, percepisce una pensione e in più ha una casa di proprietà in comproprietà con mia madre dove viviamo io e lei. Prima una quota parte della retta veniva pagata dal Comune, successivamente, in seguito a un periodo di mia attività lavorativa, ora terminato, il Comune si è tolto in base al nuovo ISEE. Adesso paghiamo interamente la retta alberghiera (la parte sanitara è sempre stata pagata dal sistema sanitario nazionale). La mia domanda è: Nonostante abbia un invalidita conclamata e attestata del 100% deve comunque pagare la retta della casa di ospitalita? Purtroppo mia madre non ha una pensione e con quella ci viviamo io e lei , quindi se l’intera pensione va a copertura della retta a noi non resterebbe quasi nulla per vivere.
    La ringrazio

    • ANDREA ha detto:

      intendo dire con la sola pensione di mio padre viviamo io e mia madre

      • Pina Teresa Lontri ha detto:

        Già in un mio post del 13 settembre 2015 avevo affrontato gli effetti del cosiddetto nuovo ISEE sulla quota di integrazione della retta per le case di riposo in regime di convenzione.

        Purtroppo, la materia è controversa e confusa e a tutt’oggi oggetto di iniziative individuali per ottenere un proprio diritto, tanto che di sentenze se ne leggono tantissime.

        Infatti, per gli ultrasessantacinquenni non autosufficienti per il pagamento delle rette, si dovrebbe fare riferimento solo ed esclusivamente alla situazione economica del ricoverato. Se l’anziano non ha mezzi sufficienti, la retta dovrebbe essere a carico del Comune di appartenenza.

        Visto che non sempre le Regioni legiferano in modo corretto e il più delle volte sono illegittimi anche gli impegni, sottoposti ai familiari, al pagamento delle quote di ricovero, suggerisco di contattare un’associazione di consumatori presente sul territorio alla quale esporre il caso specifico, anche documentalmente, così da trovare una soluzione mirata, scongiurando gli inevitabili pareri contrastanti.

  2. stefania ha detto:

    Buongiorno, vorrei esporre il mio caso: mia mamma 85enne, con demenza e disabilità al 100% (seppun non dichiarata alzheimer) è ospite presso una casa di riposo e casa protetta di Loreto (marche).
    Fino ad ora la parte mancante della retta che lei non riesce a dare l’abbiamo messa noi i figli, abbiamo la possibilità di farla integrare dal comune?
    Oppure dalla asl data la demenza?
    A chi ci possiamo rivolgere?
    Grazie

    • Pina Teresa Lontri ha detto:

      Se la casa di riposo è convenzionata e la persona anziana necessita anche di cure sanitarie e non solo assistenziali, le spese per la retta sono a carico del sistema sanitario nazionale. In questo caso provi a rivolgersi all’ASL di competenza.
      Diversamente, sempre che la struttura sia convenzionata, per presentare domanda di integrazione può rivolgersi all’Assistente Sociale del Comune di appartenenza esponendo la situazione.

  3. Giovanna Libralon ha detto:

    Salve, mi chiamo Giovanna….avrei bisogno di una informazione. Ho una zia che si trova in una casa di Riposo, Non avendo ne figli e ne fratelli i quali sono morti ,chi deve sostenere le spese della retta una volta che la zia ha finito i suoi guadagni?

  4. Cani Carla ha detto:

    Vorrei sapere come poter avere un rimborso con la dichiarazione dei redditi per la parte di retta che verso per la mia zia (sorella di mio padre) senza marito senza figli e solo me come parente ?

    • Pina Teresa Lontri ha detto:

      Che io sappia, gli zii non rientrano tra i familiari indicati nell’art. 433 del codice civile verso i quali legalmente si ha l’obbligo di assistenza, pertanto non si può avere alcuna detrazione fiscale per le spese sostenute nel loro interesse.

  5. Paolo ha detto:

    Buonasera la ringrazio molto ,
    La struttura RSA di San Nicola arcella cs è convenzionata in quanto la domanda di ammissione si fa presso ASL di Praia a mare cs .cordialmente
    Paolo

    • Pina Teresa Lontri ha detto:

      Bene, allora faccia valere i suoi diritti e, se dovesse avere difficoltà, si rivolga ad un’Associazione di Consumatori della sua città.

      • Paolo ha detto:

        Buongiorno grazie ancora,stamattina sono stato all’ufficio dei servizi sociali del mio paese Scalea cs,rispondimi purtroppo sua mamma dovrà farsi carico di tutta la retta la regione Calabria non contribuisce.
        Secondo lei non pensa che si stanno prendendo gioco liquidantomi in questo modo.
        Cordialmente
        Paolo

        • Pina Teresa Lontri ha detto:

          Buongiorno, ritengo che la Confconsumatori non possa esprimersi in certi modi se non fosse certa di ciò che afferma.

          Nel seguente video sembra chiaro che la famiglia del malato di Alzheimer non debba corrispondere la retta per il ricovero in RSA convenzionata.

          Suggerirei di far presente questa situazione alla stessa associazione di consumatori che ha condotto questa battaglia. Una sede in provincia di Cosenza si trova a Corigliano Calabro (CS), come riportato in questo link cliccando su “Calabria”.

          Spero si risolva il problema

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