Cud e certificato di pensione (ObisM). Dal 2013 l’Inps adotta nuove modalità di recapito

Non molto tempo fa scrissi: “Pur apprezzando io stessa gli effetti che la tecnologia ha avuto sulla nostra qualità della vita, per tanti versi e in tanti settori, soprattutto quelli che ci consentono di stare meglio in salute (macchinari medici), di garantire i nostri beni (sistemi di vigilanza), di condurre il nostro lavoro (strumenti di elaborazione dati), di sostenere nuove modalità di comunicazione (e-mail, sms, fax), ecc., devo ammettere che qualche volta rimpiango la tipica lettera di carta”. Il titolo di questo post era C’è posta … (che non sia solo da firmare)!, un mio personale pensiero che risale al 15 novembre 2012.

Ebbene, dalle domande, dai dubbi, dalle incertezze, dallo smarrimento che si legge sul viso dei pensionati che ad oggi non hanno capito se, come, quando arriverà loro il Cud del 2013 (certificazione unica dei redditi di lavoro dipendente, pensione e assimilati), penso che a rimpiangere quella tipica lettera di carta, seppure per motivazioni differenti, non sarò più sola!

Già da qualche tempo, i pensionati italiani avevano ricevuto delle lettere in cui l’Inps comunicava loro, con un tono informale – con anche spiegata una procedura di attivazione o di richiesta (online o presso gli sportelli) – un non ben definito codice identificativo Pin che la maggior parte di quei destinatari non avrebbe mai potuto immaginare sarebbe stato di lì a poco l’indispensabile chiave di accesso ai più disparati servizi offerti dall’Istituto di cui trattasi, non ultima – appunto – anche la possibilità di ricevere online il proprio Cud o il proprio certificato di pensione, il cosiddetto ObisM.

E mentre i più “arzilli” si prodigavano a munirsi di questo benedetto codice, una buona parte ha riposto – nella migliore delle ipotesi – quella letterina in un cassetto, senza darle importanza. Ora, però, è giunto il momento in cui quella nota dagli apparenti toni semplici sta assumendo le sembianze di un vero e proprio calvario per i più, stante che alcuni tagli, imposti alle pubbliche amministrazioni dalla legge di stabilità, hanno indotto queste ultime a ridurre alcune spese di gestione al fine di abbattere tempi e costi di consegna, tra i quali appunto l’invio agli utenti di tutte le comunicazioni/certificazioni, dalla più semplice alle più importanti – come in questo caso il Cud – che ora sarà disponibile solo in forma telematica.

Malgrado l’Inps abbia disposto alcune tipologie alternative al rilascio anche del Cud in forma cartacea, lasciando nelle facoltà del cittadino tale possibilità di richiesta, ritengo veramente un ennesimo sopruso penalizzare sempre gli anziani e i ceti deboli. Comprendo che la politica dei tagli debba interessare un po’ tutti, per scelta o per bisogno, ma credo che le aree in cui si dovrebbe attingere e “stringere” siano ben altre, magari quelle più … interne all’Istituto stesso, e non nelle tasche di chi già paga abbastanza avendo pure poco. Inoltre, leggere all’art. 1, comma 114 della Legge n. 228/2012 che: “dall’attuazione del  presente  comma  non  devono  derivare  nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”, mi fa sorgere il dubbio che ogni altro modo per avere disponibile la suddetta certificazione potrebbe essere posta (spero di non dover constatare che tale sarà) a carico di chi ne fa domanda – e in parte questo è già stato previsto.

Quando si è deciso di “risparmiare” – sulla pelle degli anziani – si è forse pensato che i pensionati in attesa dei loro documenti previdenziali non hanno tutti una sede Inps vicina? Che non vivono in realtà in cui vi sono dei Centri di Assistenza Fiscale (Caaf) presenti sul territorio? Che non hanno persone care a cui rivolgersi per avere una mano di aiuto? Che buona parte non dispone di mezzi finanziari per farsi accompagnare di qua e di là? Che alcuni sono pure impediti a farlo per motivi di salute? Che chi può disporre di un pc non sempre ha una stampante? Inoltre, non si comprende perché per la stampa del proprio Cud presso gli uffici postali appartenenti alla rete “Sportello Amico” – pochi rispetto al territorio intero – debba pure essere corrisposto l’importo di 2,70 euro più Iva, diciamo pure oltre i 3,00 euro.

Tutte le ipotesi sopra esposte, sono parte di quelle “alternative” poste in essere dall’Inps per “agevolare” la possibilità di venire in possesso di un proprio documento, tra l’altro anche necessario per regolarizzare la propria posizione con il fisco con la consueta dichiarazione dei redditi di prossima scadenza.

Per quanto attiene alla predetta procedura telematica, intendo solo riportare quanto esplicitato – teoricamente – in maniera ineccepibile nella circolare dell’INPS n. 32 del 26 febbraio 2013 in cui sono visibili istruzioni e modalità attuative.

Per mia natura, però, tendo a scendere nel dettaglio della praticità di quanto scorrevolmente si legge e meno agevolmente si può fare, e ciò in quanto quello che sembra facile in realtà non lo è per niente, a meno di non sottoporsi a file estenuanti presso gli Istituti Previdenziali, postali e uffici di patronato vari, e a lunghissime conversazioni con il Contact Center dell’Inps – sempre che non cada la linea prima – che, si badi bene, per la privacy chiede di parlare direttamente con l’interessato (non stiamo parlando di videochiamata ma solo di comune telefono, dunque potenzialmente con chiunque, avendo i dati del richiedente a portata di mano, sia in grado di rispondere a qualche domandina anagrafica, ma l’importante è che sia rispettata la forma), che non sempre è in grado di poter assolvere a tale compito, al pari della capacità di approntare una delega per demandare ad altri il compito di recarsi presso l’Istituto Inps di riferimento quando sembra non si possa risolvere il problema telefonicamente.

Sfido infatti chiunque non l’abbia ancora fatto a telefonare al Call Center dell’Inps e arrivare indenne da stato confusionale alla fine (se ci arriva) della trafila da fare per capire quale numero pigiare per questo o quell’argomento e anche al termine della stessa conversazione, non sempre soddisfacente e soprattutto non sempre risolutiva. E questo penso risulti ancora più complicato se a dover fare richiesta di un codice Pin o di una informazione sia qualcuno dei nostri nonni o dei nostri genitori ultraottantenni e anche più giovani ma meno avvezzi alla macchina burocratica!

Credo personalmente che certe trasmissioni televisive, in cui si assiste allo zampettare di anziani signori rinvigoriti da una pseudo ritrovata gioventù, dove tutti sembra siano indenni da problematiche sociali e fisiche – condizione questa rispettabilissima se ed in quanto veritiera e non solo come forma di spettacolo spicciolo – siano state e continuino ad essere per tutti noi fuorvianti. Siamo ormai convinti che il “nuovo” modello di anziano sia solo ed unicamente quello, dimenticando invece che la maggioranza, purtroppo, non ha né le condizioni sociali né quelle fisiche per essere così travolgenti, e una buona parte non è disposta a dare spettacolo coprendosi a volte anche di ridicolo.

Tornando alla novità di quest’anno, cioè la trasmissione online dei modelli Cud e ObisM da parte degli enti previdenziali ai pensionati, intanto è significativa la tempistica con la quale è stata attivata la nuova modalità di invio della documentazione e la mancanza di gradualità nell’introduzione di nuovi sistemi – come già verificatosi per altre “novità” previdenziali, che non riescono a dare il tempo a un cittadino “medio” di potersi adeguare e non crollare sotto il peso di ulteriori scadenze e incombenze, anche quelle che sembravano le più semplici.

In merito alla richiesta di invio del Cud nella forma di sempre, ovverosia al proprio domicilio, l’Inps ha attivato il nuovo numero verde 800.43.43.20 (anche questo gratuito come per il preesistente 803.164), raggiungibile dai telefoni fissi dal lunedì al venerdì dalle ore 8:00 alle 20:00 ed il sabato dalle 8:00 alle 14:00; per chi possiede solo il cellulare, il numero da comporre, a pagamento in base al piano tariffario applicato dal proprio gestore, è 06.164.164.

Per riuscire a capire meglio la funzionalità di questo recente servizio al cittadino, ho composto il nuovo numero verde e, come immaginavo, anche per questo le problematiche sono identiche a quanto ho già segnalato sopra, a meno di non riuscire a parlare con un operatore (sperando sia quello giusto) e sperando pure di arrivarci a quell’addetto senza perdere la pazienza e prima che propiziamente cada la linea. Ancora peggio se si dovesse optare per la modalità automatica – self service – del Contact Center Multicanale: a quel punto potrebbe assalirti il desiderio di tornare alle ormai desuete forme di comunicazione, dal messaggio in bottiglia al piccione viaggiatore!

Io spero che entro la fine di marzo e comunque prima che inizi il periodo delle scadenze fiscali, si possa avere risposte concrete e soprattutto esiti positivi e, considerato che ancora si è in un periodo di approfondimenti e incontri sull’argomento, preferisco non andare oltre i dettagli forniti dalla citata circolare Inps che, sono quasi certa, nella sua fase di attuazione “sul campo” evidenzierà, inevitabilmente, eventuali carenze da discutere in separata sede e, successivamente, con dati alla mano.